domenica 28 gennaio 2007

...fuori dal branco...

Mi porto dentro un'idea di rivoluzione che forse è nata in me nello stesso istante in cui sono venuta alla luce ed il rifiuto del precostituito mi ha cominciato a dare la nausea, quando si è fatta strada la consapevolezza che il mondo che mi circondava non era sufficientemente accogliente per alieni della mia specie.
Il mio modo di vestire, facciata esteriore del mio disagio alle mode, alle regole preconfezionate e distribuite su vasta scala, si scontrava con le aspettative di adeguamento dell'individuo in una massa fatta di borghesi piccoli piccoli.
In tutti i modi, anche scontrandomi con il senso comune delle cose, costruivo a fatica il mio io minimo, cercando di renderlo forte e consapevole del mio esistere in quanto individuo, con i suoi difetti e le sue virtù, con le sue idee ed i suoi malesseri, unici e diversi da quelli di altri individui... mettendo in conto che potevo non essere condivisa...ma comunque restavo me stessa, senza mistificazioni, opportunismi, compromessi...ero io!
Mi sono nutrita di valori, di confronti, di accettazione delle altre diversità, ben sapendo che la perfezione era lontana da me, come da ogni altro essere vivente...anche quando la società tentava di convincermi che bello e accettabile è solo ciò che emula quel che passa in tv o sui cartelloni pubblicitari, e mi circondava di status symbol da amare e rispettare.
Mi guardo intorno e scopro che viviamo nella società dell'omologazione: si omologa un auto, un casco, un motore ma non ci si ferma qui, presto o tardi la necessità di omologazione colpirà ciascuno di noi.
Così incoscienti, entriamo in un Centro Tatoo o Piercing, alla ricerca di una nota nuova che ci restituisca l'idea di distinzione ... non sapendo che ci stiamo adeguando al bisogno di emulazione o simulazione, e che presto, uscendo da lì, fieri del nostro tatuaggio o del luccicante piercing, siamo entrati a far parte di una tribù!
Cosa ci spinge ad indossare l'uniforme per marciare nelle fila del grande esercito degli omologati? Il senso di appartenenza (sembra che non possiamo far a meno di appartenere a qualcuno o a qualcosa) e la paura del confronto di noi stessi, così come siamo all'origine, originali, unici e speciali, con tutte le altre realtà, con le altre identità anch'esse uniche ed irripetibili...E' solo paura la nostra... paura di non essere adeguati, di non rispondere alle aspettative del mondo intero!
Vita dura per chi tenta di tirar fuori la propria identità! Se qualcuno prova a distinguersi, ad andare controcorrente, perchè trova le proprie idee irrinunciabili, avrà come effetto consequenziale l'essere radiato dal cosiddetto branco e sentirà pesare su di sè l'inadeguatezza, la non accettazione.
Insomma se sei diverso, non importa quale sia la tua diversità, non meriti di far parte di un tutto, devi essere allontanato, prechè crei il precedente e sei destabilizzante per tutti gli altri che pedissequamente si adeguano! Ed il peso sproporzionato della difformità, che riesce a farti sentire questa società del preconfezionato è così insopportabile che alla fine la tua autostima si esaurisce nel giro di pochi confronti-scontri.
Lo so che è difficile in un mondo siffatto crescere e coltivare un'identità libera e cosciente del suo sè, ma perchè non tentare?

6 commenti:

Anonimo ha detto...

parole sante...
mi ricorda molto quel bellissimo film che è Il Gabbiano Johnatan Linvingston
Essere se stessi è assolutamente il bene più importante da difendere in questa società di compromessi e gnomismo intellettuale (come lo ha definito Igort nel suo blog) così tipica dell'italia di oggi. E forse non solo di qui.

Anonimo ha detto...

ho sempre pensato che eri una bella persona dentro e fuori ma non pensavo fino a questo punto!Sei una gran donna, doppia al punto giusto, sei bella quando sei Paola e quando sei Isabel. Un bacio e a presto.

Anonimo ha detto...

la diversità non è nell'apparire...ma nel'intimo e se cerchi di essere diverso esternamente è perchè non sei appagato internamente. La ricerca continua di essere difformi...dal resto del mondo non nasce forse dalla paura di non essere considerati?

Anonimo ha detto...

...oppure nasce dal coraggio di far vedere all'esterno le proprie diversità, le proprie fragilità, le proprie sfaccettature anche se un mondo omologato non ti accetta e ti vorrebbe uniformato!

Anonimo ha detto...

Non essere mai stati malati, grazie al cielo(a volte ingannevolmente sereno),di fanatismo, di protagonismo o di sindrome da "incanalamento da gregge" non ci preserva però dal grande e maggior pericolo di essere congenitamente malati dall'essere degli inguaribili "auto-fan", (dove la parola "auto" non sta per autoveicolo ma per "sè stessi"), cosa questa ancor più dotata di potere patologico in quanto ci fa perdere di vista la sana umiltà e la non ponderata sensibilità verso gli altri, dirottando ogni interesse verso i propri soddisfacimenti mèntali e corporali che non sempre si rifanno a sani e "spessorati" principi etici, culturali e morali. Questo ovviamente è solo un allarme globale e che nulla ha a che vedere con la tua figura (che non ho nè il potere nè il diritto nè tantomeno l'autorità di catechizzare). E comunque complimenti per aver sapientemente espresso quello che di norma NON teniamo per noi ma ci piace così tanto dare in pasto (indigesto) agli altri.

Anonimo ha detto...

Niente di più vero in ciò che scrivi...Non sarai perfetta ma rasenti la perfezione...e hai una ricchezza dentro che ti distingue molto più di un piercing o di qualcosa alla moda...Tanto squallore serve per esaltare le persone belle come te perchè quando le incontri sul tuo cammino non puoi non accorgertene o rimanere indifferente...Scrivi divinamente e pensi eccellentemente...In una sola parola...GRANDE!